AAA Italian poet is looking for a room in London!

Dear friends and poets who live in London,I need your help.
I am looking for an accommodation (double room, fully equipped kitchen, shared bathroom; max £750 pm, all bills included, two weeks or no deposit; with the possibility to guest a friend or my sister in my room just for a couple of days) near the Queen Mary University of London.
I am going to do a traineeship at QMUL next March, then I need to find a room as soon as possible. 
Unfortunately, I am discovering a new world, made by scams, scammers, bed bugs, rats and mice on web. 
What I need is just a clean and tidy room, where I can study (and sleep XD), in a friendly flat, with British or international flatmates who like to hang out with others, for sharing moments and laughs, eating international food (I would cook Italian food, of course; I tried to prepare sushi, however without success!), and go to play basketball (or volleyball) on Sunday or go to parks and libraries in order to find a peaceful heaven for writers and poets. 
Watching movies (or series), or listening music, or drinking beer (or wine, or water …) all together on Saturday night would be great too 😉

If you have a friend or know people who rent their flat for three months (from February 26), please do let me know 😉

If you could spread around my ad, it would be greatly appreciated.
Thank you so much.
I look forward to hearing from you.

Sincerely,

Valeria
P.s. This is my ad on spareroom.co.uk: https://student.spareroom.co.uk/6904300
 

La teoria delle 3 L, ovvero di Leibniz, di Landau e della Lagrangiana

Mentre molti si preparano a trascorrere il ferragosto sotto le stelle, al mare, attorno ad un falò, io ritrovo tra gli scaffali della mia libreria un libro, regalatomi dal Prof. Giaquinta in occasione della mia laurea triennale. Non posso, allora, non pensare a tutto ciò che ha comportato in questi anni l’aver avuto Lui come mio correlatore: un Professore segnato a dito da alcuni docenti; un Professore che ha professato non solo l’insegnamento, bensì una fede in cui la Scienza e l’Arte sono viste come una figura gestaltica. Un Professore che ha dato se stesso per i suoi studenti… e anche per me che non lo sono stata. L’ho conosciuto per caso, durante una mostra d’ arte, in cui erano stati esposti alcuni quadri di suo padre, Vito Giaquinta, del quale apprezzai anche alcune poesie. Si mostrò subito disponibile nei miei confronti, invitandomi ad andarlo a trovare, in qualsiasi momento se ne avessi avuto bisogno. E ne ebbi bisogno subito dopo quel felice e fortuito incontro, perché quella tesi che stavo scrivendo non era di mio gradimento: troppa filosofia, nessuna formula! E fu così che parlai con lui della teoria di gauge, di simmetrie e di arte. La sua fede non era riposta soltanto in Dio, ma anche in Leibniz, Landau e … nella Lagrangiana. Ho avuto il privilegio UNICO di riportarlo al Dipartimento di Fisica dopo tanti, tantissimi anni: mi rivelò il suo desiderio di voler ritornare ad insegnare lì, per concludere la sua carriera universitaria nello stesso “luogo” dove tutto ebbe inizio. Ma … ma … ciò non avvenne per tante “futili” ragioni: lasciò me ad affrontare alcuni di quei docenti che erano soliti segnarlo a dito (aggiungerei: per non so quale motivo!), ma che, in fondo, erano stati suoi allievi -(ir)riconoscenti- in tempi passati. Più e più volte ho inveito contro me stessa per essermi rivolta a quel Professore tanto odiato al Dipartimento di Fisica (e di Matematica) che aveva reso talvolta tortuoso quel mio “cammino” universitario. Ma la stima, l’affetto reciproco ha prevalso su tutto, facendomi camminare a testa alta per quei corridoi, non temendo confronti e sopportando pesanti insulti al mio e al suo indirizzo. Ho conosciuto il Professore Giaquinta non soltanto in qualità di docente universitario, ma anche di persona: una persona stupenda, sensibile, che ha saputo affrontare un male incurabile con la stessa determinazione con cui si dedicava all’insegnamento e alla ricerca. La gioia più grande per me è stato vederlo alla presentazione del mio libro, la prima, lo scorso Dicembre: non stava affatto bene (molti di voi se ne saranno sicuramente accorti), ma era lì, in piedi, con voce fioca, a spendere parole di elogio – e di incoraggiamento – verso di me, sostenendo il mio “volo” contro “quei corvacci” che si accaniscono contro chi vive la passione per l’Arte e la Scienza in ugual modo.
L’ho sentito per l’ultima volta giovedì 11: era sereno, anche se affaticato nella voce come già da un po’ di tempo. Abbiamo parlato di poesia, di econofisica e di quella QFT che tanto fatico a studiare! L’ho salutato dicendogli che presto ne avremmo parlato di presenza… Oggi, durante il funerale, ho ripetuto a lui quanto sinora studiato di teoria quantistica dei campi. In Chiesa, io non ho recitato il “Padre Nostro”: in Chiesa, oggi, io ho ripetuto le equazioni di Maxwell e la teoria dei gruppi. Grazie di cuore, Prof.!
“Nella poesia, così come nella scienza, ciò che conta è il significato.” G. Giaquinta
foto-2
p.s. La sua sì che era una bella grafia!!!

Pensiero per il Prof. Giaquinta

“(…) sopra un cielo azzurro-nero
una pioggia di stelle cadenti
sempre più fitta parabolicamente
fino a lasciare vuoto il firmamento;
(…) oppure: un suono forte e acuto
che a poco a poco invade tutto,
alberi, case, strade e l’aria
colti all’unisono da una vibrazione
che poi adagio si va spegnendo…”

J. Rodolfo Wilcock

In questo momento potrei ricorrere a tantissimi luoghi comuni per descrivere i pensieri che, rapidi, si rincorrono nella mia mente: da “I geni sono sempre incompresi” a “Se ne vanno sempre i migliori”.
Si rincorrono i pensieri nella mia mente, sino a sprofondare in un vuoto abissale, dove anche le parole non trovano spazio, né tempo. In ognuno di noi esiste, infatti, uno spazio vuoto, destinato ad essere colmato dalle sofferenze umane, non appena i silenzi si tramutano in grida atone e le onde del suono si infrangono su fosse triangolari senza essere ascoltate. Scomposte, invece, le onde delle emozioni si vanno lentamente a ricomporre in una sola (onda), polarizzata, differentemente da quelle acustiche. Dentro di noi esiste un “luogo” in cui lo sguardo è rivolto al buio, un “luogo” in cui i raggi, proni o supini, di un sole cieco senza splendore convergono in fondo al petto. Dentro di noi, esiste uno spazio, all’interno del quale le emozioni si propagano con velocità diverse, come se subissero l’influenza di quel vento d’etere, mai rilevato nell’esperimento di Michelson-Morley, che passa sperduto al ‘Credo’, disteso sulle mani intrecciate in preghiera.
Ecco che, di nuovo, arrivo nell’ombra che dimentica il colore degli occhi – assorbito negli anni – e la mia voce si avvolge su se stessa, senza dire una parola. E’ così che la simmetria nascosta, che inclina il cuore, si rompe spontaneamente in ognuno di noi: e nulla si conserva, ad eccezione dei ricordi strappati dal corpo, che, come gli occhi, “si alzano al cielo con lacrime” (cit. Wilcock).

(Pensiero per il Prof. G. Giaquinta)
Oggi, con le lacrime agli occhi, desidero esprimere la mia gratitudine verso questo incredibile ed eccezionale Professore, ringraziandolo per avermi dato la possibilità di conoscerlo e di confrontarmi con lui; e, ancora, desidero ringraziarlo per avermi concesso il privilegio – unico! – di riportarlo, dopo tantissimi anni, al Dipartimento di Fisica di Catania, in qualità di mio correlatore (alla faccia di chi gli ha voluto male per invidia – o chissà per cos’altro!)