Wilcock

Pensiero per il Prof. Giaquinta

“(…) sopra un cielo azzurro-nero
una pioggia di stelle cadenti
sempre più fitta parabolicamente
fino a lasciare vuoto il firmamento;
(…) oppure: un suono forte e acuto
che a poco a poco invade tutto,
alberi, case, strade e l’aria
colti all’unisono da una vibrazione
che poi adagio si va spegnendo…”

J. Rodolfo Wilcock

In questo momento potrei ricorrere a tantissimi luoghi comuni per descrivere i pensieri che, rapidi, si rincorrono nella mia mente: da “I geni sono sempre incompresi” a “Se ne vanno sempre i migliori”.
Si rincorrono i pensieri nella mia mente, sino a sprofondare in un vuoto abissale, dove anche le parole non trovano spazio, né tempo. In ognuno di noi esiste, infatti, uno spazio vuoto, destinato ad essere colmato dalle sofferenze umane, non appena i silenzi si tramutano in grida atone e le onde del suono si infrangono su fosse triangolari senza essere ascoltate. Scomposte, invece, le onde delle emozioni si vanno lentamente a ricomporre in una sola (onda), polarizzata, differentemente da quelle acustiche. Dentro di noi esiste un “luogo” in cui lo sguardo è rivolto al buio, un “luogo” in cui i raggi, proni o supini, di un sole cieco senza splendore convergono in fondo al petto. Dentro di noi, esiste uno spazio, all’interno del quale le emozioni si propagano con velocità diverse, come se subissero l’influenza di quel vento d’etere, mai rilevato nell’esperimento di Michelson-Morley, che passa sperduto al ‘Credo’, disteso sulle mani intrecciate in preghiera.
Ecco che, di nuovo, arrivo nell’ombra che dimentica il colore degli occhi – assorbito negli anni – e la mia voce si avvolge su se stessa, senza dire una parola. E’ così che la simmetria nascosta, che inclina il cuore, si rompe spontaneamente in ognuno di noi: e nulla si conserva, ad eccezione dei ricordi strappati dal corpo, che, come gli occhi, “si alzano al cielo con lacrime” (cit. Wilcock).

(Pensiero per il Prof. G. Giaquinta)
Oggi, con le lacrime agli occhi, desidero esprimere la mia gratitudine verso questo incredibile ed eccezionale Professore, ringraziandolo per avermi dato la possibilità di conoscerlo e di confrontarmi con lui; e, ancora, desidero ringraziarlo per avermi concesso il privilegio – unico! – di riportarlo, dopo tantissimi anni, al Dipartimento di Fisica di Catania, in qualità di mio correlatore (alla faccia di chi gli ha voluto male per invidia – o chissà per cos’altro!)